Ischia vista e raccontata da Ischitani

Fotografia tecniche – Canon Eos 7D Iso 6400 test Still Life

Foto di Giovanni Mattera - Test Canon Eos 7D con Iso 6400

Note L’immagine è tratta fedelmente dal formato Raw della canon eos 7D, non c’è nessun intervento in post produzione, solo ed esclusivamente il ridimensionamento dai 5100 pixel ai 2500

Guarda la foto in dimensioni grandi con larghezza pixel 2500 l’originale era 5100 pixel circa –

Sono 2 giorni che ho la Canon Eos 7D, la prima cosa che mi incuriosiva, era  il test con alti Iso. Ho provato subito, e sono rimasto sbigottito e meravigliato. Anche se avevo visto dei test sul Web, non mi convinceva il  file e non mi soddisfacevano,   per questo pubblico il mio test.

Ho stampato in A4 questo file ed è veramente notevole il risultato, mio modesto parere direi che è più che soddisfacente ad Iso così elevati, appunto 6400. Ieri sera ho Fatto vedere la stampa a Gino Di Meglio, Gennaro Muscariello e Ivano Di Meglio, che smbrano anche loro soddisfatti del risultato di stampa.

La grana come vedete c’è,  ma è ben distribuita, ed in questo caso, di ripresa ” Still Life,” a mio gusto dona una maggiore armonia alla composizione. Voi che ne dite ?

Dati di scatto

Nome file    IMG_0024.CR2
Modello fotocamera    Canon EOS 7D
Firmware    Firmware Version 1.2.2
Data/ora scatto    08/12/2010 12.10.55
Nome proprietario
Modalità di scatto    AE priorità otturatore
TV (Velocità otturatore)    1/20
AV (Valore diaframma)    4.0
Modalità di misurazione della luce    Misurazione parziale
AE-lukitus    ON
Compensazione esposizione    -1/3
Velocità ISO   6400
Velocità ISO automatica    OFF
Obiettivo    EF17-40mm f/4L USM
Distanza focale    40.0mm
Dimensione immagine    5184×3456
Qualità immagine    RAW
Flash    Off
Blocco FE    OFF
Bilanciamento del bianco    Tungsteno
Modalità AF    One-Shot AF
Modalità selezione area AF    Selezione manuale
Stile Foto    Standard
Nitidezza    3
Contrasto    0
Saturazione    0
Tonalità col.    0
Gamma Colore    sRGB
Riduci disturbo lunghe esposizioni    0:Off
Riduzione disturbi alta sensibilità ISO    0:Standard
Priorità tonalità chiare    0:Disattivata
Ottimizzazione automatica della luce    0:Standard
Correzione illuminazione periferica    Attiva
Dimensione file    26846KB
Dati eliminazione polvere    No
Modalità di funzionamento    Scatto a fotogramma singolo
Scatto Live View    OFF
Data(UTC)
Latitudine
Longitudine
Altitudine
Sistema di coordinate geografiche
N. corpo fotocamera
Commento

5 Commenti
  1. Caro Gianni, sei pervenuto alle mie stesse conclusioni, semplicemente valutando con maggiore attenzione la stampa ed il file elettronico. In particolare la stampa, che ha le ombre troppo chiuse, soffre, proprio nelle zone d’ombra, di mancanza di contrasto locale. Il contrasto locale è quel fattore che conferisce tridimensionalità all’immagine.
    Vorrei approfittare per operare un confronto tra pellicola e sensore e tra i mezzi a disposizione per controllarne il rispettivo comportamento.
    Le differenze principali sono:
    1) nelle loro rispettive gamme dinamiche.
    2) nel ruolo che giocano nel processo di formazione dell’immagine finale.
    Come ti ho detto la gamma dinamica, riferendomi alla pellicola altro non è che la gamma di densità del negativo che può essere riprodotta integralmente da un carta fotografica, ed i cui estremi sono appena distinguibili dal massimo bianco e dal massimo nero della carta stessa.
    Il negativo infatti può raggiungere gamme di densità più molto più ampie della carta da stampa (gamma dinamica).
    L’ampia gamma di densità di un negativo può essere riportata entro il giusto limite contraendo o estendendo il tempo di sviluppo (il che significa che se la gamma dinamica supera il limite della zona VIII della scala tonale del sistema zonale contraendo lo sviluppo, cioè diminuendo il tempo di immersione del negativo nel bagno di sviluppo, si riesce a ricondurre le zone alte entro i limiti cercati – quì trova applicazione il vecchio adagio “esponi per le ombre e sviluppa per le alte luci).
    Per il momento occupiamoci di questo valore critico imposto dalla carta: prendendo come base di partenza lo sviluppo standard ed una carta di gradazione 2, se il limite minimo di densità utile del negativo si ottiene con un’esposizione in Zona I, quello massimo (la Zona IX) si raggiunge con un’esposizione maggiore di 8 stop. Ciò vuol dire che con la pellicola si può fotografare e stampare senza particolari accorgimenti una scena con una gamma di luminosità di 1:256.
    Il sensore non arriva a tanto: scattando in JPEG possiamo contare in media su una gamma dinamica di 5 stop, che ci permette di registrare, oltre al massimo bianco ed il massimo nero, una gamma di luminosità di 1:32.
    La gamma di luminosità in esterni può arrivare ad 1:1024 (dieci stop) e più, ma in generale si mantiene proprio intorno ad 1:32-1:64.
    Oltre alla gamma dinamica c’è un’altra differenza tra pellicola e sensore:
    una volta scelta la corretta esposizione per le ombre e lo sviluppo per controllare il contrasto, al fine dei risultati di stampa il negativo è una costante, tutto il resto avviene dosando la quantità di luce che raggiunge la carta. Anche eventuali correzioni delle linee cadenti lasciano il negativo inalterato.
    nella fotografia digitale, invece, il risultato finale – sia questo un’immagine visionata su un monitor, o mediante un proiettore digitale, o come stampa – è funzione delle trasformazioni che, mediante il computer, effettuiamo sul file scaricato dalla fotocamera. Ora, trasformare un file digitale vuol dire estrarre nuove informazioni da quelle disponibili, ed è intuitivo che quanto maggiore è il numero di queste ultime, tanto maggiore sarà la precisione del risultato.
    È tipico dei sensori che, a parità di soggetto ed entro i limiti della loro gamma dinamica, un’immagine sovraesposta contenga più informazioni di un’immagine esposta correttamente ed a maggior ragione di un’immagine sottoesposta. La teoria è semplice: un soggetto con una gamma di luminosità continua, compresa tra x e 2x verrà riprodotto come una serie di:
    128 grigi diversi, con luminosità da 128 a 255, se esposto al limite massimo della gamma dinamica del sensore
    64 grigi diversi, da 64 a 127, se esposto uno stop in meno
    32 grigi diversi, da 32 a 63, se esposto due stop in meno
    Ne consegue che, in previsione di successive trasformazioni in postproduzione, si ha tutto l’interesse a spostare l’esposizione verso l’alto.
    A ciò aggiungi che alla fine di tutto il processo di acquisizione, devi stampare su carta il file elettronico, perchè, alla fine, quel che conta nella fotografia, è mostrare il lavoro agli altri, cioè comunicare le proprie emozioni e sensazioni e dare emozioni e sollecitare sensazioni.
    E quando vai in stampa, la gamma si riduce ulteriormente per quanto sforzi tu possa fare nel calibrare il monitor alla tua stampante.
    Spero di non aver annoiato.

  2. @Gino ho controllato la stampa, che non avevo al momento del precedente commento, erano in macchina, e confermo quanto dici, in stampa le ombre risultano più scure del file grande. Purtroppo sino ad ora non ero riuscito a tarare bene la stampante con PS, è le stampe erano molto più scure di questa, tanto che mi irritava stampare 🙂 le mie esperienze non erano veritiere sino a poco tempo fa. Quella che ho stampato dovrebbe essere l’impostazione giusta di PS. Infatti ti chiedevo, avendo visto sia il file grande che la stampa, se rientra nella norma.

    @Giorgio, concordo su bianco e nero, e anche a mio gusto la grana sembra accettabile.
    Con DPP non ho ancora testato l’opzione che riduce il rumore, anche se in genere preferisco evitare tale funzione, tranne eccezioni
    Comunque la foto era un puro test, e il risultato mi gratifica 🙂

  3. Da neofita che sono io vedo grana, ma non eccessiva, che :

    1) può essere piacevole in alcune immagini, tipo questo still life, ma preferibile in bn in modo da creare un’atmosfera tipica delle foto di un tempo. Insomma come se si aggiungesse un valore artisitico.

    2) il software DPP in dotazione alla tua fotocamera ha ovviamente l’opzione per ridurre il rumore, poi ovviamente va usato con giusto criterio per non ridurre la qualità dell’immagine. Prova a “lavorarla” un pò, solo sul raw.

    3) da quello che mi risulta, quando si va in stampa l’immagine prende una gamma più scura, cosa che spesso rende la grana meno visibile, ma come dice Gino chiude le ombre.

  4. Gino intendi il file grande ?

    questo nell’articolo che vedi sopra non fa testo, serve come coreografia, non potevo inserire la foto grande che invadeva la colonna laterale.
    Comunque il file da vedere, che è molto simile alla stampa che hai visto ieri
    è questo http://www.albertoischia.it/mediablog/IMG_0024.jpg
    quando si apre la foto viene ridotta dal browser quindi devi cliccare di nuovo sulla foto, o con explorer si apre un’icona piccola sul bordo.
    La foto come dicevo su è il 50% dell’originale, e al mo monitor è praticamente uguale alla stampa vista ieri.
    Vero che al Ristorante ” La Vigna di Alberto “, le condizioni di luce erano scarse e a limite, per scorgere i dettagli della foto.
    Mi interesse il tuo parere, devo fartela vedere di nuovo.
    Grazie Gino

  5. il file che vedo a monitor è di gran lunga più godibile della stampa che mi hai mostrata ieri: in particolare quì le ombre sono molto più aperte e leggibili, mentre nella stampa erano molto più chiuse. questa è una riprova che la gamma dinamica della stampa digitale, è molto meno estesa della scala dei valori e comunque meno estesa della carta per la stampa analogica.

Rispondi

My work Restaurant Alberto

Archivi

Iscriviti con mail

Newsletter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: