Ischia vista e raccontata da Ischitani

O’ babà

Nadia Taglialatela O' babà

Redazione

Il dolce per eccellenza ripreso dal blog di Nadia Taglialatela

Ormai ci aspettavamo al varco!

Io attendevo lui e lui invece sfidava me, con la supponenza di chi sa di essere un mostro sacro della pasticceria nazionale (napoletana, per essere precisi) e quindi indovinando, da parte mia, quell’inevitabile timor-panico assolutamente dovuto e necessario. Confidando anche un po’ nella solita fortuna dei principianti e, sicuramente, imponendomi un approccio positivo e gioioso… perchè se pensate di cimentarvi, non sottovalutate assolutamente l’umore. Che è un concetto utilissimo e valido per la cucina in generale, ma qui siamo proprio sul tassativamente obbligatorio. Vero è che d’estate il babà riesce meglio, ma se prendete l’abitudine di eseguire le lievitazioni direttamente  in forno appena tiepido (e poi ovviamente spento, troppo calore inibirebbe la lievitazione), coprendo la ciotola per evitare la perdità di umidità e lasciando la luce del forno accesa per conservare  quel tot di calore necessario… beh, vedrete che le soddisfazioni saranno tante e notevoli. Ché se c’è il lievito, ci vogliono anche le coccole: amate il vostro babà dal primissimo avvio d’impasto fino alla spennellatura finale di rum! E tenete presente che, per la morbidezza, l’unica è affidarsi ad una ricetta che funzioni a dovere! Nessuna scorciatoia, solo la giusta proporzione tra farina, uova, burro… di zucchero c’è n’è poco ed è giusto così. Nel mio caso, una rigorosa ricetta di famiglia (acquisita), percepita immediatamente come uno di quei capisaldi antichi e meravigliosi, consolidati ed intoccabili… ed è finita che appuntavo velocemente le dosi non vi dico in quale imbarazzantissima situazione… una veglia funebre e non aggiungo altro. E se l’argomento babà vi entusiasma in generale, potrebbe capitarvi di leggere di stampini appositi (e saranno il mio prossimo acquisto), di confettura di albicocche spannellata sulla superficie (qui, due diverse scuole di pensiero), di impasti lavorati a mano con sano olio di gomito… ma ad un certo punto dovrete necessariamente scegliere: io ho scelto il casalingo e l’essenziale, il rigore e la semplicità di un dolce poverissimo che qui, per comodità, assume i connotati  di una torta  generosa tutta da condividere… e che lo spirito del babà sia con voi! 🙂

Babà

per l’impasto:

450 g di farina manitoba

170 ml di latte

25 g di lievito di birra fresco

70 g di zucchero

150 g di burro morbido

6 uova

1 cucchiaino di sale

per lo sciroppo:

500 ml di acqua

200 g di zucchero

300 ml di Rum di buona qualità

In una ciotola capiente (anche quella della vostra impastatrice), sciogliete il lievito con il latte appena tiepido e lo zucchero. Unite anche le uova, metà della farina ed impastate energicamente fino a quando l’impasto assumerà un aspetto liscio e vellutato. Aggiungete il burro morbido tagliato a piccoli pezzetti ed incorporatelo con cura all’impasto; unite la farina rimasta già mescolata con il sale ed impastate con delicatezza (oppure con l’impastatrice regolata alla velocità minima e per non più di due minuti): dovrete ottenere un impasto liscio e appena rassodato. Versare il tutto in uno stampo (io, stampo a ciambella da 26 cm, alto 15 cm) ben imburrato, coprite con un telo umido  e lasciate lievitare in un luogo tiepido ed asciutto: deve arrivare ad un centimetro dal bordo dello stampo, ci vorrà almeno un’ora. Intanto preparate lo sciroppo: in un pentolino, unite i tre ingredienti elencati, poneteli sul fuoco a fiamma bassa e cuocete dolcemente fino a sciogliere completamente lo zucchero. Lasciate raffreddare. Riscaldate il forno a 180 gradi e cuocete il dolce per 30 minuti. Quindi sfornate, lasciate riposare per cinque minuti e poi sformate delicatamente. Dopo circa quindici minuti, inserite nuovamente il babà nello stampo e bagnatelo interamente con lo sciroppo ormai freddo. Lasciatelo riposare per almeno due ore prima di servire così al naturale, oppure con della buona crema pasticcerao  della panna fresca montata.

Nadia Taglialatela

2 Commenti
  1. Grazie Nadia per aver accolto il mio invito a collaborare con noi. Onorato di ospitare le tue autorevoli ricette, hai scelto come ben dici “il mostro sacro” della pasticceria napoletana e nazionale che ci fa onore.

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